Un passo avanti 0
Le parole sembravano scelte in modo da impedire che le pagine venissero situate in una trama, con un qualche nesso, che la pigrizia del mio pensiero non mancava mai di cercare come per sottrarsi all’inquietudine.
L’ignoto autore dava un nome, o meglio un titolo, a ogni suo gruppo di appunti, che il più delle volte conteneva le giuste battute per coprire due interi fogli. Il quaderno era composto da tanti brevi capitoli, come nella forma di un diario, seppur con contenuti che apparivano scritti da più persone. E tuttavia in quei testi rotti, alla deriva, e separati tra di loro, si annodavano strani rapporti, si verificavano intrusioni, brusche invasioni, cadute di parole tra le frasi, uscite fuori programma, lampi verbali e scarabocchi che lasciavano presagire un unico disegno.
Mettendo insieme pazientemente i pezzi, intrecciando la catena dei segni e il significato delle parole si poteva abbozzare una storia senza luoghi né nomi. Un uomo, solo, e qualcosa di sconcertante.
Una delle ultime pagine lette colpì con forza la mia immaginazione. Introdotto da un paio di cifre che potevano indicare un giorno e un’ora e corredato di simboli insoliti, il testo serbava un’apparente dichiarazione d’intenti.
Il soffitto del seminterrato è tutto tubi, ferro e ingranaggi che sporgono, è come il ventre di una macchina sotto cui strisciare per riparare un guasto. È il posto giusto. Non c’è tempo da perdere. In questi giorni devo capire dove mettere le mani, devo trovare il luogo adatto per poi passare alla fase successiva.
La mia storia troverà così un finale che non la dia per conclusa. Come questa pagina, una rete di parole in cui un io scritto e un io scrivente incontrandosi esplodono moltiplicandosi in altre parole e in altri pensieri, mettendo in moto una reazione a catena per cui alla fine i due soggetti si mescoleranno e scopriranno le cause che li fanno muovere.