Algoritmo 2

automa

Esiste X. Se X esiste, come tutto ciò che esiste, non ha deciso di esistere.

X si trova in un tempo e in uno spazio e non sa perché. X è caratterizzato da un tratto radicalissimo di passività. X non sa.

Il non sapere è la proprietà Y di X.

Ma Y non descrive interamente X. X non è tutto Y, perché X può sapere Y.

X sa. Sapere Y è la proprietà Z di X.

Z è la proprietà specifica di X.

Sapendo davvero Y, X può decidere.

Decidere è la proprietà w di X. Se X può w, X non solo esiste, ma vive.

Se X può w, X non si trova solamente in uno spazio e in un tempo, ma X può anche ri-trovarsi in uno spazio e in un tempo.

X può realizzarsi. Il realizzarsi di X è sempre relativo a ciò che X decide, a w.

X è legato, ma può. X(y,z,w)

Italia è stanca 3

italiastanca1 Italia, che meraviglia che sei, che l’Europa ti invidia tutta (ancora?). I tuoi panorami, le tue città, i tuoi scenari emozionanti. L’arte, la storia, la cultura e il fascino raro che ha rapito tanti; l’uva dolce, i laghi, il mare e le montagne d’incanto. Che cosa succede? Ti vedo un po’ stanca, lievemente corrotta, a tratti invecchiata, fermati un attimo e prendi il respiro. Di cosa hai bisogno, ti serve una mano?

Dai, su, dimmi come ti posso aiutare, altrimenti mi spiace, ma no so cosa fare. Razzismo? Immigrati in schiavitù? Ogni giorno uno scandalo? C’è solo tv e delle minigonne non ne puoi più? Eh cara, non so cosa dire, i pasticci sono tanti. Ma non esagerare, non ti esasperare, tappati il naso, ingoia e non pensarci più. Non badare ai programmi, non c’è da preoccuparsi, la scuola è così, la ricerca può andare, la corruzione poi passa e il lavoro viene fuori. Ora sdraiati, vatti a riposare, fai una profonda dormita. Ecco, così, brava.

E pensare che tra un po’ mi tocca votare. Come faccio con questa qui stordita in barella? Però guardala, povera, come sogna, che respiro profondo, com’è bella. Con quei capelli che le scorrono lungo il viso, quante ne hai passate, vorrei baciarti, mi fai tenerezza. Dopo la guerra ti sei data da fare, ce l’hai messa tutta, hai raccolto le forze e hai messo insieme i colori. E che splendore, che costituzione! Così tanta ricchezza, di voci e di culture, tutta raccolta, unita in quel tuo amabile sorriso, di speranza e di fiducia.

Ok, va bene, se domani mi viene, cerco di ascoltarti di più, provo a darti una mano, davvero. È solo che per me è proprio un periodaccio. Sono sempre indaffarato, di tempo non ce n’è, e ho già molto a cui pensare: i conti tornano poco, alla sera arrivo tardi, la testa è molto stanca, e poi c’è l’Inter in Champions League. Eh sì, è dura e in giro è pure pieno di furbetti.  Lo so,  lo so, neppure quelli là ti stanno vicino: litigano sempre, fanno, disfano, montano, dicono e mentono, bianchi blu o rossi che siano, e non cavano un ragno dal buco. È vero, sei molto sola, e io credimi, ci ho pensato per bene, te lo assicuro, vorrei poterti servire, ma sono troppo confuso.  Aiutami tu ad aiutarti e io ti aiuterò.

Intanto viene sonno anche a me mia cara, spengo le luci e mi riposo un po’ anch’io. Stiamo nel buio, dormiamoci su, vedrai che domattina sarà tutto passato.

Pausa pranzo 2

precario_0 Ha senso chiedersi il senso?

Se sì vuol dire che c’è un senso. Bene, meno male che me lo sono chiesto, ma allora in che senso ha senso chiedersi il senso? O meglio ha senso chiedersi il senso, ma qual è il senso di questo senso? Cioè, perché ha senso? E se questa domanda non avesse senso? Vuol dire che avrebbe senso chiedersi il senso ma sarebbe insensato domandarsi il perché. Ma qui non c’è un equivoco? Sarebbe come dire che ha senso chiedersi il senso, ma non ha senso chiedersi il senso del chiederselo. Non è come dire che non ha senso chiedersi il senso? Ma di nuovo, in che senso? Proviamo altrimenti. Mettiamo di no. Non ha senso chiedersi il senso. Non ha senso chiederselo perché non c’è un senso. Il senso è che non c’è un senso. Ops.

Cerco di fare ordine. Cosa intendo per senso? Ma non è la stessa domanda di prima? In che senso senso? Mi sto incartando, sto dicendo cose senza senso.

Forse è perché non so bene in che senso parlo di senso. Forse se il senso è “così” ha senso, se il senso è “cosà” no. Ciò vorrebbe dire che dovrei sapere qual è il senso per potermi chiedere il senso del chiedersi il senso, ma in questo caso la domanda non avrebbe più senso perché mi chiederei qualcosa che già so. Cosa? Qual è il senso. Ah sì? Qual è? Il chiederselo. Cosa? Il senso. In che senso? In quel senso, credo. Ma non so se ha senso.

Casi dubbi 0

casi-dubbi [...] L’eccezione è la regola. Ah, bene, ma che vuoi dire? Che tutto scorre, davvero, ma una regola c’è. Che film ti fai?! E il ragionamento ordinario orientato sul modello della logica formale – che raggiunge la sua massima espressione come logica matematica – non è abbastanza. Caspita che paroloni! Ma abbastanza per che? Per capire ciò che c’è. Come sei profondo! Mah, se lo dici tu.

Ti dirò di più, per imparare a nuotare bisogna arrischiarsi nell’acqua. Uela! Sei in formissima oggi! Dai che devo andare. Aspetta, per una volta prenditi qualche minuto in più e ascolta. Vabbuò, però fai presto. Ognuno di noi si trova a fare i conti con una realtà estremamente complessa e per prendere delle decisioni che siano corrette deve ragionare in un modo non monotono. Ma basta! Parla come mangi! Che termini usi?

Le nostre conoscenze sono spesso confuse, incoerenti e inattendibili. Evviva l’ottimismo. E le informazioni che possediamo sulla realtà sono estremamente aleatorie e disomogenee. Mi sembra un’esagerazione, dipende dai casi, direi.

Ti faccio un esempio. Dai, sentiamo. Ma prima una domanda, gli uccelli volano? Ma che domanda è, certo che sì! Dunque, prendiamo Titti. Titti? Sì quell’uccellino giallo che fa impazzire gatto Silvestro. E prendiamo Titti (ma è diventato matto?). Titti è un uccello e dunque vola. Ma se un bel giorno scoprissimo che Titti è certo un uccello e allo stesso tempo uno struzzo, allora esisterebbe un’evidenza contraria al fatto che Titti possa volare. Beh, sì, ok, e allora?

Ecco, questo era un esempio sciocco, ma appare chiaro come le nostre conclusioni siano sempre suscettibili di revoca, sempre revisionabili, falsificabili, come siano sempre discutibili e ritrattabili, relative alle informazioni che abbiamo.

E ciò esige che si pensi in modo flessibile e non scontato. Hai finito? Non sarà mica questa la tua grande verità! Dai, arriva al dunque, spero che tu non mi abbia fatto perdere tempo per queste sciocchezze: è ovvio, è evidente, tutto è relativo!

Ebbene, proprio qui ti volevo. Credi che ciò valga anche per quanto hai appena detto? Ma che ne so! Che palle, con tutta sta storia mi hai fatto venire un crampo al cervello. Ecco, appunto.

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