Desidera? Desiderare, grazie.
Felice o infelice poco importa, ciò che conta è riuscire nel corso di una vita a dar forma ai propri desideri, senza cancellarli o farsi cancellare da essi. Pensavo a questo ieri l’altro, dopo pranzo, in fase abbiocco, mentre sfogliavo distratto una bella rivistina, tra una pubblicità e l’altra. Quando a un certo punto m’imbatto in un grosso pieghevole tutto lucido con una scritta luminosa. Ed ecco che mi riprendo un po’, leggermente infastidito, dovendo cambiar ritmo a quell’incedere di pagine che dolcemente mi accompagnava verso il sonno. Leggo.
Filosofi, poeti e scrittori hanno cercato di spiegare il desiderio. Bastava un ingegnere per realizzarlo. Classe “bip” “bip” “bip”. Pura attrazione. Dai forma al tuo desiderio.
Beh ma che è? Mah, comunque sembra interessante. Apro il pieghevole. Un macchinone fiammante ammicca e mi fa l’occhiolino. Sento una voce. Lo sai, sono tutto ciò che hai sempre voluto.
Con un lieve imbarazzo mi ricompongo, mi guardo attorno, mi stropiccio gli occhi e riprendo ad osservare l’automobile. Non far finta di nulla. Oh cribbio, ma che succede? Di certo sto ancora dormendo. Mi ritrovo con in mano il volante, dentro il bolide. È un salotto, i sedili in pelle, comodi a dir poco. Pigio un pulsante. Il cruscotto si illumina tutto di lucine e la macchina vive. Ingrano la marcia e incominciamo a viaggiare.
Attraverso luoghi sconosciuti, percorro lunghe strade, all’orizzonte c’è il mare. Il cielo è terso e ha il colore dell’imbrunire. Non so dove sto andando e il più delle volte mi sento perso, poi ad un certo punto, dopo una curva, si apre un varco, finisce la terra e inizio a volare. In basso non si scorge più nulla se non qualche nuvola, in sottofondo un piccolo suono, come un leggero trillino.
In lontananza inizio a scorgere qualcosa di cui non riesco a capire la forma, come un’ombra bianca che pian piano si avvicina. È un città sospesa, avvolta da una sottile coltre di nebbia, che galleggia nell’aria con intorno montagne ricoperte di grandi alberi dalle folte chiome. Approdo sull’orlo di quel paese volante e rimango in bilico con la parte posteriore della mia macchina dondolante nel vuoto. Intanto il trillino si fa più forte. Quel precario equilibrio scompare, ho una vertigine, cado, mi sveglio.
Il telefono squilla. Ciao, tutto bene? È un po’ che squillava, dov’eri? No niente ero un attimo di là in bagno. Ah ok. Senti, ho preso tutto, manca ancora il regalo per tuo fratello e per tua zia, ma con settimana prossima dovremmo essere a posto. E per noi due invece? Allora ci facciamo un bel viaggetto? Mah, non so, sai, ci ho pensato bene, credo sia giunta l’ora di cambiare macchina.
Dar forma ai propri desideri, senza cancellarli o farsi cancellare da essi? Non è più un problema, basta far decidere ad altri.
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