Allucinazioni Avatar

Come una droga. Volendo parlare di Avatar mi son trovato di fronte all’imbarazzo di non sapere da dove incominciare. Diciamo che, tirando un poco le fila delle impressioni che ho avuto vedendo questo film, è come se avessi provato un qualcosa che capita sempre andando al cinema, ma in misura eccessiva. Sarà stato il 3D, sarà stata la forza pazzesca di quei colori e di quelle immagini, sta di fatto che mi son sentito brutalmente ingabbiato. Non che mi aspettassi di vedere un film diverso, ma neppure così. Si tratta senza ombra di dubbio di un vero spettacolo, totalmente coinvolgente, inglobante, addirittura fagocitante, oserei dire. Sì, un’abbuffata di effetti strepitosi, fuochi d’artificio ed esplosioni luminose mescolate a una forte musica, il tutto convogliato nel flusso e nell’incedere delle inquadrature.  Come se lo spettatore dovesse ingurgitare di continuo con gli occhi, per poi ritrovarsi a fine film paradossalmente svuotato, spolpato, divorato. Appunto. E il primo pensiero una volta fuori, nello squallore del multisala, tra i negozi a luci spente, giù in un parcheggio deprimente, è: cos’è stato? Da dove arrivano quei luoghi sublimi, voglio tornare. Ne ho ancora bisogno.

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