Livigno, pietruzza preziosa

Se dovessi trovare un aneddoto per descrivere Livigno direi che è come una pietruzza preziosa incastrata tra i Parchi Nazionali dello Stelvio e dell’Engadina, ben fermata sul confine tra Svizzera e Italia. Le sue case son di legno e pietra, e il villaggio, a 1.800 metri di altitudine, è adagiato tutto su una lunga striscia continua, nella valle che si estende per 23 chilometri tra due massicce catene montuose che raggiungono i 3.000 metri. Grazie alla sua posizione geografica, da novembre fino a primavera, la neve è assicurata.

Comfort e tradizione. Livigno ha il pregio di aver conservato nel tempo caratteristiche ambientali, culturali e architettoniche tipiche della cultura alpina. Possiede ancora intatte in tutto il loro fascino le tracce del passato e ciò è il motivo per cui da sempre richiama l’ammirazione di un turismo attento alla storia e alla natura. Nel contempo risulta essere centro blasonato per servizi e strutture, all’insegna dello sport e del turismo; con oltre cento alberghi, tra cui soluzioni alla portata di chi vuole spendere meno, strutture di lusso per i più esigenti, e numerosi appartamenti da affittare. Chi desidera trascorrere un soggiorno indimenticabile in uno scenario da favola ha solo da scegliere.

Il territorio. Il paese, lungo quasi 10 chilometri, è contornato da immense distese innevate che si perdono nel cielo azzurro, punteggiate da baite in legno nascoste tra i boschi. Sui tre comprensori che offrono 115 chilometri di piste si può sciare alla grande. C’è spazio anche per il fondo, con diversi itinerari immersi nella natura, per lo sci d’alpinismo e le passeggiate con le ciaspole, ma soprattutto per il telemark, lo sci a tallone libero, che a Livigno, da sempre, è una sorta di religione.

La cucina. Altra testimonianza dello zelo con cui qui si custodisce la cultura alpina, sono i gustosi piatti Livignaschi, il cui ingrediente fondamentale è il grano saraceno. Dai suoi chicchi dorati nascono piatti semplici e nutrienti, tra cui le polente che si sposano meravigliosamente con funghi porcini e cacciagione. Anche qui la tradizione riaffiora, nell’arte della cucina e nelle poche ricette dettate dal ciclo delle stagioni. A proposito, ogni anno, la manifestazione enogastronomica Sapori d’Autunno è appuntamento fisso, quando i ristoratori colgono l’occasione per sperimentare nuove proposte culinarie a base di prelibatezze offerte dalla terra, tra semplicità e raffinatezza. Palcoscenico privilegiato per numerosi chef, che qui possono contare sulla qualità assoluta degli ingredienti: funghi, frutti di bosco, bresaola e selvaggina in genere, formaggi d’alpe, miele e robusti vini di montagna, si abbinano egregiamente a qualsiasi pietanza.

Armonia di corpo e spirito. E da queste parti non mancano neppure le occasioni per rigenerarsi e rilassarsi. Cosa c’è di meglio, dopo una lunga e faticosa giornata di sali-scendi, che coccolarsi con un lungo idromassaggio, magari dopo essersi depurati con una sauna salutare o un bagno turco aromatico? Spa e centri wellness si trovano sparsi in gran numero in tutta la zona.

Cultura, attività sportiva e benessere, dunque, trinomio perfetto che a Livigno trova naturale ragion d’essere. La cittadina dell’Alta Valtellina è decisamente un luogo ideale per passare momenti unici.

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2 Comments so far

  1. adriano frosi on febbraio 4th, 2010

    Livigno, un ricordo di…contrabbando. Questo è il mio aneddoto che ricorda Livigno.
    Inizio anni 60. Livigno era già zona franca, territorio extra doganale, quindi su alcuni prodotti non si pagavano tasse, o accise come dicono i colti. Sigarette, cioccolato, dadi di pollo per fare il brodo(!) qualche prodotto “elettronico”, benzina: tutto costava molto meno che nel resto della Lombardia e dell’Italia. Una goduria infinita poter risparmiare soldi. Aggiungere l’adrenalinico brivido di attraversare una linea di confine, che confine non era, ma in pratica lo era… Questa linea, che avrebbe aperto le porte del paradiso degli acquisti(la parola shopping era ancora sconosciuta) era situata nel comune più alto d’Italia con un nome bizzarro: Trepalle! Nome che provocava ammiccamenti maliziosi sulle doti degli abitanti maschi di quel paesino…Torvi doganieri che già solo con gli occhi ti accusavano di essere un delinquente perchè, certamente, stavi cercando di trafugare una tavoletta di Lindt al latte e due dadi per fare il brodo di pollo….Questa era la cornice, veniamo al quadro.
    Gita sciistica di tre giorni organizzata dall’oratorio milanese; ritrovo alle 4,30 del mattino, Messa delle 5 dai Salesiani in via Copernico celebrata apposta per noi sciatori, partenza alle 6 con arrivo previsto a Livigno dopo mezzogiorno.
    Argomento principale della comitiva era: come fregare i doganieri di Trepalle? Ognuno proponeva soluzioni magiche ma si rivelavano, poi, tutte banali e scontate. Il nostro accompagnatore, un giovane pretino biondo con la riga sulla sinistra e gli occhialini cerchiati di metallo come Albano, sorrideva sornione sentendo le nostre fantasie da contrabbandieri sedicenni o poco più….
    Sorrideva ed invitava a non infrangere la legge degli uomini perchè sarebbe stato, comunque, peccato….Ma il peccato vero era quello di non riuscire a trovare il sistema di portar via da Livigno molto più del consentito.
    Ottime sciate in questo paesino dalle sembianze tibetane, freddo polare di sera a meno 25!eccetera eccetera. Ritorno. Il pretino ci aveva imposto di non comperare assolutamente nulla ma si sa come sono i ragazzi, dicono di sì poi….Il pullman da Livigno scala faticosamente la salita per Trepalle con la nostra eccitazione al massimo perchè dovevamo fregare sia i doganieri sia il nostro pretino sempre tanto enigmatico…
    Passiamo la dogana senza problemi, ognuno felice per aver contrabbandato qualcosa. Che scarica di adrenalina…. Attraversando Trepalle il nostro Don ferma il pullman perchè, dice, deve rendere omaggio ad un suo “collega”, forse il parroco. Scendiamo tutti vicino alla chiesa. Il parroco saluta, da il benvenuto nel suo territorio, domanda se siamo stati soddisfatti degli acquisti a Livigno. Sì certo, però che peccato tutte quelle sigarette ad un costo così basso…Sorridendo con sufficienza si avvicina a due colonnine arruginite che una volta erogavano benzina, armeggia un po’ per togliere le coperture in metallo, qualche pugno per sveltire l’operazione, ogni tanto alza gli occhi al cielo ad invocare la protezione celeste ed ecco che assistiamo al miracolo divino…Dal vecchio distributore escono stecche da 10 pacchetti di Camel e Marlboro, cioccolato, dadi, macchine fotografiche, liquori, vini, profumi, un bazar mai visto….Ogni bendidio. Il nostro pretino, in un angolo appartato, se la rideva divertito facendo finta di leggere il breviario….Assalto al parroco per cercare di arraffare qualcosa mentre lui, tranquillo e sorridente, ci invitava a stare quieti perchè tutti avremmo avuto quanto desiderato. Quella era la volontà del Signore….E lui ne era il braccio terreno….
    Che brutta parola “contrabbandiere, ma che simpatia quel prete!
    Livigno cinquant’anni fa era anche questo, oggi è rimasto uno splendido posto per sciare, passare l’estate e rivivere quei tempi!
    Il prete biondino ed il prete “parroco” se ne sono andati da molti anni attraversando senza noie il confine della vita.

  2. mattia on febbraio 5th, 2010

    è proprio grazie a questi ricordi che si rivive l’atmosfera di un paese…

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