Isola Facebook

facebook1 All’uomo che naviga lungamente nel web, prima o poi viene il desiderio di un approdo, una dimora, un’isola su cui sostare. E finalmente trova facebook, un luogo dove può raccontarsi, gestire uno spazio e costruire a regola d’arte un’immagine di sé. In tanti arrivano su questa terra, in tanti ci mettono su casa, e molte sono le storie, una marea i volti.

Identità. Alcuni amano stare da queste parti solamente per osservare, altri producono un flusso costante di notizie  e commenti. Alcuni restano defilati e altri si mettono in bella mostra. Insomma, tante identità che vivono quest’isola e i suoi spazi in modo molto diverso, proiettandoci sopra desideri, curiosità, e frustrazioni.

Ed è come un immenso agorà. C’è chi parla di cose che gli altri non possono capire. Chi non ci mette mai la faccia e nell’immagine del suo profilo mette solo “dettagli” o disegnetti. Chi ricerca il senso della vita. Quelli che non sanno cosa sia la grammatica. Quelli che fanno quiz e giocherellano tutto il giorno. Ci sono i maestri di vita, che hanno continuamente consigli da dare, che fanno citazioni e credono di saperla sempre più lunga degli altri. Ovviamente non mancano i furbi, che organizzano serate tra amici tipo “tutti a ballare” e poi si beccano la provvigione. Quelli che fanno presenza, ma è come se non esistessero. Chi apprezza qualsiasi cosa, giusto per non inimicarsi nessuno. Quelli ossessionati da Berlusconi. Quelli che ritengono che la cultura sia sapere l’inglese. Chi si fa i complimenti da solo e chi posta foto in continuazione.

A tutto ciò, probabilmente, quando desiderava quella terra, il navigatore non pensava. Forse s’immaginava qualcosa di diverso, qualcosa di più. Non saprei descrivere cosa, comunque non ha importanza. Quel che conta è che egli abbia in parte imparato.  L’isola può prender forma dai desideri, o ai desideri la sua forma dare. Tant’è che egli potrà esserne il padrone e allo stesso tempo lo schiavo. Solo se ben conosciuta, se ben esplorata, potrà rivelarsi un approdo, un luogo su cui sostare, su cui costruire, ma anche da cui un giorno, di nuovo partire.

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