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Quentin Tarantino r-evolution

Mi ricordo quando Bruce perdeva tempo per scegliere l’arma con cui liberare Marsellus Wallace. Già quello era un momento che preannunciava una sorta di rivoluzione del cinema; ogni arma avrebbe deciso i parametri estetici della messa in scena, ogni scelta avrebbe attivato nello spettatore un immaginario di genere corrispondente. E cosa fece Bruce? Scelse la katana.

Ed ecco il cinema di Quentin. Dove scompaiono le differenze tra personaggi principali e secondari, si sfumano i confini tra forma e materia, dove ogni ambiente, ogni contesto, convergono in più prospettive e viceversa, in una continua spirale dialettica. Dove la narrazione non vuole mai arrivare ad un punto, ma solo attivare nuove occasioni di svolta e nuovi snodi per l’intreccio. Tant’è che ogni suo film potrebbe essere visto come una puntata di un serial

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