Dolomiti Bellunesi, suggestioni nascoste

A due passi dalla verdeggiante pianura veneta c’è un regno di pace e di silenzio: le Dolomiti Bellunesi. Qui, anche se i centri più famosi della mondanità non sono lontani (vedi Cortina), l’unico rumore che si può sentire è quello della neve che sfarina via dai larici. Un territorio già esplorato magnificamente dai capolavori di Buzzati (che salì e amò questi monti fascinosi e aspri), ancora tutto da scoprire; un ambiente che ospita un terzo di tutta la flora italiana e una miriade di panorami da contemplare tra i profumi dei boschi.

Dimora per centinaia di specie. L’orso e la lince fanno compagnia a una fauna ricchissima: cervi, caprioli, camosci, pernici bianche, fagiani di monte e galli cedroni, sono solo alcuni degli animali presenti nel Parco delle Dolomiti Bellunesi. Durante le escursioni è possibile conquistare qualche avvistamento: dalle Vette Feltrine al Sass de Mura, da Erera-Brendol al Serva, dai monti del Sole allo Schiara, tanti possono essere i punti strategici su cui scorgere qualcuno di questi abitanti. E tanti sono gli scenari mozzafiato, fruibili anche d’inverno. Per chi ha meno dimestichezza con racchette e ramponi, la Val del Mis e quella di Canzoi sono le più semplici da percorrere.

Alla conquista della tranquillità. Un’escursione sulle Vette Feltrine può essere la scelta giusta per cogliere l’autentica bellezza di questi luoghi. Da Feltre per 15 km, percorrendo la statale 473, si raggiunge Croce D’Aune, all’omonimo passo (1.050 m), da dove parte l’itinerario, sul confine del parco. A Croce si lascia l’auto per incamminarsi alla volta del rifugio Giorgio dal Piaz (1.994 m), dedicato al geologo esploratore che passò la vita tra questi luoghi. A seconda delle condizioni del sentiero, il percorso può durare tra le quattro e le sei ore; estremamente facile d’estate e chiaramente più impegnativo (anche se più incantevole) se ammantato di neve.

Pedule o racchette, l’importante è salire. Meglio se con un bel sole che ci fa da guida, si inizia con una passeggiata attraverso l’abitato di Croce e poi ci si dirige verso Cimamonte seguendo le indicazioni del sentiero Cai 801. Dopo un breve tratto di bosco il sentiero, con una bella serpentina, accede al ripido versante del Col di Cavai affacciandosi sulla conca del feltrino e il Monte Avena. Arrivati a quota 1.600 metri il percorso taglia in direzione Val Masiera per poi riprendere a zigzagare per superare l’ultimo gradino roccioso prima del rifugio, sul passo Vette Grandi. Sul tracciato si possono notare straordinari fenomeni carsici, come gli inghiottitoi e le doline delle Buse di Cavaren, di Monsampian e di val Caneva: un vero paradiso per geologi.

E non dimentichiamo il formaggio. Al fondo della Busa delle Vette Grandi c’è l’omonima malga che merita una visita, per rifarsi gli occhi e (durante il periodo estivo) soprattutto il palato, gustando uno dei migliori formaggi d’alpeggio di tutta la zona.

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