Burma boy di Biyi Bandele
In sintesi. Ali Banana, un ragazzo nigeriano molto giovane, raggiunge l’India per arruolarsi nelle Chindits del generale Winsgate, reparto organizzato dagli inglesi per realizzare un’offensiva contro i nemici giapponesi nel nord della Birmania. Ali viene assegnato alla sezione D delle forze speciali e viene spedito in Birmania. Durante l’esperienza militare stringerà delle forti amicizie, imparerà la dura lezione della vita e quella ancora più dura della morte.
Seconda guerra mondiale, marzo 1944. Ritornato in India, ottenuto il grado di maggior generale e il comando di sei brigate, Orde Winsgate organizza un offensiva contro le forze giapponesi stanziate nella Birmania del nord. Per realizzare la campagna di infiltrazione il generale prepara una nuova unità di guerriglia, il reparto dei Chindits.
Le Chindits erano forze speciali con il compito di creare e proteggere fortezze militari alleate nei territori giapponesi in modo da operare in profondità dietro le linee nemiche. Per molti mesi i soldati delle Chindits vissero e lottarono nella giungla occupata dai nemici, dipendendo totalmente dai rifornimenti aerei.
Molti dei combattenti che militarono nelle Chindits provenivano da tribù dell’Africa occidentale. Il protagonista di questo racconto, Ali Banana è uno di loro. Figlio di Dawa, re della tribù dei “grandi scavatori”, e di Hauwa, nipote della regina Fatimatu, Ali è un giovane ragazzo che vuole diventare soldato. Per arruolarsi nell’esercito alleato, compie un lungo viaggio verso l’India, fino Hailakandi, dove Winsgate sta dando corpo alle forze speciali. Ali viene arruolato, ma inizialmente solo come mulattiere: un’amara delusione per un principe. Tuttavia egli non deve attendere molto per realizzare il suo desiderio. In poco tempo, infatti, viene assegnato alla sezione D del reparto di spedizione in Birmania come soldato.
La sezione D è comandata dal sergente (samnja) Damisa, un veterano della liberazione di Etiopia con un solo orecchio. Damisa diviene ben presto come un padre, non solo per Banana, ma anche per Pash uno Yoruba chiamato Fashanu, Guntu un giovane conosciuto per la sua abilità di rubare mango, Bloken (Jerome “Bottiglia rotta”), e gli altri tre membri del team. Otto uomini che fino a poco tempo prima erano operai, mercanti, pescatori, sarti e fabbri in una terra lontana chiamata Nigeria. Ora tutti soldati, pronti a combattere la battaglia di King George.
In Birmania la brutalità degli scontri è sorprendente. Dopo una dura marcia, caduti in molti, i Chindits arrivano a White City; una fortezza inglese così chiamata per via dei numerosi paracadute di seta bianca sparsi sugli alberi della giungla circostante. Qui i soldati, consapevoli delle difficili probabilità di scampo, si preparano ad attaccare i giapponesi e affrontare eventuali contro attacchi. La situazione si fa critica: i giapponesi sembrano incuranti della morte e imperversano con le incursioni. La fortezza inglese è sotto assedio. La stanchezza mentale è molta, il nervosismo anche. La tensione è smorzata da un momento quasi comico in cui un giapponese che parla Hausa, una lingua afro-asiatica conosciuta anche da Denisa, si posiziona con un megafono al confine della ‘Città Bianca’ intimando gli africani di arrendersi, ottenendo come risposta soltanto una marea di insulti.
Banana e i suoi compagni respingono gli attacchi di mortaio e duemila combattenti Mitsubishi, i soldati kamikaze delle truppe giapponesi. A fianco di Danisa, Banana impara la dura lezione della vita e quella ancora più difficile della morte. La pioggia e la malattia avvolgono il campo in un febbrile bagno di fango. I corpi dei giapponesi accatastati uno sull’altro puzzano a tal punto che persino i piloti che sganciano dall’alto i rifornimenti riescono a sentirne l’odore.
Dopo una lenta agonia, prigionieri nella loro fortezza, Banana e gli altri soldati della sezione D vengono spediti in missione oltre il recinto spinato di White City. Se inizialmente uscire dalle linee difensive era il peggio che si poteva immaginare, ora è l’unica possibilità di salvezza. Ma purtroppo, nella missione Ali perde tutti i suoi compagni, compreso Denisa, il suo grande amico. Il giovane ragazzo è l’unico superstite, ma rimarrà segnato per sempre dalle cicatrici della guerra.
Punti di vista. Tra i personaggi in uniforme della letteratura, dal buon soldato Svejk, allo Zio Toby di Tristam Shandy, senza dimenticare Ivan Chonkin e le sue straordinarie avventure, viene ad aggiungersi Ali Banana. L’invenzione è del Nigeriano Biyi Bandele che ha voluto riprendere e raccontare il ruolo dei soldati africani che combatterono per gli inglesi in Birmania durante la seconda guerra mondiale. Burma boy si presenta come romanzo breve, ma spesso sembra volere essere una sceneggiatura da war movie con tanto di cadetto disorientato e amico saggio che dovrà fare una brutta fine. L’autore sembra spaesato quanto il protagonista.
Tra ricordi e fotocopie di molte situazioni già note, la guerra di Birmania rischia di scomparire per diventare una mescola di sangue fango e voci disperse. Se lo scrittore Nigeriano ha tralasciato i dettagli storici per dar spazio ai volti dei soldati africani che combatterono nelle Chindts, non sembra esserci riuscito. Dei personaggi si sa molto poco e il ritmo del racconto è talmente veloce da non permettere di familiarizzare con essi, anche il protagonista appare sbiadito. La narrazione vuole impastarsi di vita vera, ma non ha il tempo di riuscirci. Purtroppo anche i tanti dialoghi, pur avendo il pregio di conferire all’intera trama un ritmo decisamente sostenuto, non riescono a individuare i caratteri dei soldati che alla fine rimangono caricature sfocate. Scritto in modo semplice, buono il tentativo di richiamo all’inglese africanizzato dei militari nigeriani; belli, ma rari i momenti di comicità tragica, forse i più efficaci per delineare i contorni della vicenda. Peccato, Burma boy è audace, promette molto e si vuole rivolgere al grande pubblico, ma, alla fine, chiunque non voglia stordirsi di “effetti speciali” rimane un po’ a bocca asciutta.
Scheda di valutazione critica per Bompiani