Carlo bloccato in via Corelli

L’altro giorno ero in macchina che ascoltavo I Can’t Quit You Baby dei Led, in coda. La Corelli era completamente bloccata. Povera via, massacrata da una rotonda inutile, dimenticata da tutti, citando quel mio amico che non so che fine abbaia fatto. In più quel giorno pioveva: è da non credere, ma cos’ha la pioggia di così tanto stano? Bastano due gocce d’acqua e tutto si blocca (quante volte ho sentito questa frase? Ma poi quanto è vero?). Ero tutto preso, rapito, in uno di quei rari momenti di esaltazione dove ti sembra di essere su un palco con la gente che ti acclama esultando. Mi sentivo Jimmy Page e facevo finta di suonare la chitarra simulando i colpi di plettro, fantastico. Incredibile, le luci rosse, le lamiere, e quei palazzi di merda intorno non esistevano più, anzi si erano trasformati nel Royal Albert Hall: sul palco c’erano Robert, Bonham, J.P. Jones tutti presi con gli occhi chiusi che suonavano con me. E poi sotto di me, la gente in delirio teneva il ritmo con la testa. Credo di aver capito cosa intendesse Hendrix quando diceva che il Blues è facile da suonare, ma difficile da provare…

Beh, tutto molto bello, senonché a un certo momento sento un rumore forte come se qualcuno mi bussasse in testa. Mi giro e fuori c’è un tipo che picchia sul tetto della mia macchina per farsi notare, incazzato nero, un folle tutto bagnato che sembra gli abbiano stuprato la figlia. Mi ripiglio completamente dal viaggio, cerco di assumere un atteggiamento da persona matura e, non posso negarlo, con un po’ di timore, tiro giù il finestrino. Lui, che molto probabilmente sbraita già da tempo, continua il suo discorso. Pur essendomi perso tutta la parte prima dell’arringa, non mi riesce difficile comprendere il messaggio: tra una marea d’insulti, capisco che la fila si è mossa da un pezzo e io sto bloccando tutto. Allora, pur risultandomi esagerata la sua reazione, mi sento un po’ in colpa per aver goduto ed essermi distratto con gli Zeppelin. Ma poi guardando avanti mi accorgo che la coda ricomincia 100 metri più in là… Non ho la forza, o forse le palle, di reagire, tiro su il finestrino e vado avanti per cento metri, poi mi ritrovo di nuovo fermo, che strano eh? Quello rimane un po’ a guardarmi da sotto la pioggia, come per dirmi “prova a scendere” (pensa che pirla), e poi rientra in macchina.

Intanto il pezzo dei Led è finito, è finita la magia, non mi esalto più per nessun’altra canzone, anzi mi sento chiaramente un po’ inacidito dal misfatto, guardo fuori e vedo il traffico, il casino, e mi deprimo. E lì bloccato mi sento come Nio in Matrix quando Morpheus gli dice: “Benvenuto nel deserto del reale”…

Leave a Reply