Slow foot in Val Duron

Pionieri del buon vivere unitevi. Siamo in Trentino, tra Val di Fassa, di Fiemme e Primiero, circondati dai più suggestivi paesaggi di sempre, pronti per un trekking leggendario. Qui in zona si possono contare più di 200 chilometri di sentieri, tutti da affrontare, tappa dopo tappa, con un bel dislivello di 16.000 metri. Può sembrare un posto adatto solo a provetti scalatori, da veri duri, ma non fatevi impressionare, anche i viaggiatori più tranquilli possono trovare la loro dimensione, all’insegna dello slow foot, percorrendo l’itinerario con calma, magari limitandosi a piccoli tratti, scegliendo in base alle proprie esigenze, lo splendore degli scenari alpini.

Ed eccoci, vai per la camminata in Val Duron. Ci fermiamo a dormire in quota, la mattina presto si parte per la gita panoramica tra i pascoli e le vette più famose d’Europa.

Sono le 8:30, giornata meravigliosa: prendiamo la funivia da Campitello e in pochi minuti saliamo a Col Rodella (2481 metri). Da lì una breve e corroborante passeggiata, in discesa, di circa 20 minuti, avvolti da una natura strepitosa.

Da perfetti buon gustai non ci perdiamo l’appuntamento per pranzo al rifugio Friedrich August (2298 metri), dal nome dell’ultimo re di Sassonia. È un bel posto, tutto in legno di larice, d’abete e di pino, come ci spiega lo zelante proprietario. L’atmosfera è molto accogliente e il ristorante, aperto a tutti, è ben fornito. I piatti forti sono le carni dell’allevamento di famiglia, tra cui la mitica Highlender, la mucca scozzese con le grandi corna e il pelo lungo.

Ci sono affettati, bresaola, salame e salsicce affumicate e gustosissime costate. E per finire l’immancabile frittata dolce Kaiserschmarren, accompagnata da marmellata di mirtilli rossi e la mela al forno.

Nel pomeriggio ci rilassiamo un po’ nei dintorni e poi decidiamo che vale la pena rimanere lì anche la sera, per dormire e cenare in tutta tranquillità, nel silenzio, e poi riprendere il nostro tour di mattina presto.

Il proprietario è molto socievole, ci racconta un po’ del suo Rifugio e ci fa vedere che conserva ancora parecchi documenti originali dell’epoca, del sovrano sassone che vi pernottò quando era un semplice bivacco.

Mattina presto, di nuovo in pista. Percorriamo per circa mezz’ora il sentiero n. 557, tra le verdi distese pianeggianti alle pendici del Sasso di Levante (3114 metri) del Dente (2859 metri) e del Sasso Piatto (2958), e così arriviamo al rifugio Sandro Pertini (2300 metri). Un’altra tappa relax, dove conviene davvero fermarsi per ammirare le montagne del Gruppo del Sassolungo, ma anche per aspettare l’ora di pranzo…

Polenta cotta su fuoco a legna e deliziose salsicce, annaffiate con freschi vini trentini, sono le prelibatezze chi ci offre l’oste gentile. Poco più tardi riprendiamo la camminata per un’oretta, sull’ampia sella erbosa del giogo di Fassa fino al rifugio Sasso Piatto (2301). Qui è un’altra meraviglia: dalla terrazza, la vista indimenticabile sulla Marmolada, lo Sciliar, i denti di Terrarossa, il Catinaccio, e sulla nostra splendida Val Duron.

Panorama imperdibile.

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