Profilo di una cultura 0

A volte penso che la psicologia è un po’ come l’oroscopo, in un modo o nell’altro ci azzecca sempre…

caverna Un atteggiamento aperto, al limite del confidenziale, alternato a una continua manifestazione di bisogno di conferma, da cui sembra dipendere, sia esplicitando commenti autosvalutanti sia con sguardi interrogativi circa l’adeguatezza dei pensieri espressi.

Una ipervigilanza che è chiaro segno di vulnerabilità e di preoccupazione per la salvaguardia della propria immagine, percepita per certi aspetti negativa e fonte di dolore. Un vissuto d’ansia, a cui segue una spiccata tendenza introspettiva. Rimuginii costanti e una pessima idea di sé, basata su impressioni distorte della realtà. Sulla soglia dello stato depressivo, forti alterazioni di umore e attacchi di malumore. Tensione e ansia emergono insieme a un senso d’angoscia correlato alla persistente tendenza all’autocritica, accanto a una rabbia pervasiva, fortemente influente sul rapporto con l’ambiente.

Sentimenti intensamente dolorosi risultano interferire coi processi cognitivi deliberati come la concentrazione, l’attenzione e l’elaborazione dei giudizi. Due opposte modalità comportamentali: da una parte la manifestazione delle proprie emozioni negative in un modo tanto intenso da poter risultare inopportuno, dall’altra l’interiorizzazione e intellettualizzazione dei propri sentimenti fino alla distorsione delle situazioni vissute.

Scarsa tolleranza all’errore e timore delle proprie emozioni, forte attrazione per gli scambi emotivamente coinvolgenti e atteggiamento di distacco difensivo. Comportamenti di cautela che frenano l’instaurarsi di un’intimità.

Nelle situazioni di prova, sembra esserci un forte senso di insicurezza contrastato da comportamenti aggressivi e talvolta dall’ostentazione delle proprie conoscenze. Il comportamento interpersonale, disfunzionale, facilmente considerato in modo sfavorevole dagli altri, è tale da indurre un’attuale forte difficoltà a mantenere i rapporti sociali.

La capacità di controllo deliberato del proprio comportamento e di tolleranza allo stress risulta elevatissima. Al contempo però si rileva un significativo sforzo di razionalizzazione, a causa dell’interferenza disturbante di bisogni inappagati, tali da compromettere la capacità di attenzione e concentrazione e da rendere l’attività cognitiva spesso poco orientata.

Per quanto riguarda l’esame di realtà, risultano episodi di incoerenza e di disorganizzazione del pensiero dovuti all’accrescere delle tensioni interne, specie in attesa di conferme esterne di cui sembra avere continuo bisogno.

In conclusione, è un momento di intensa sofferenza causato da un senso di inadeguatezza. La fuga verso le proprie ideazioni diventa un forte meccanismo di difesa insieme alla necessità di individuare un riferimento da cui dipendere senza al contempo essere in grado di instaurare e mantenere relazioni funzionali.

Punto d’incontro 0

centro È impossibile lasciare trascorrere un solo giorno in più senza tentare di riavvicinarmi. Lo so, scrivere e riscrivere non basta e queste parole non riusciranno mai a contenere tutto l’accorgimento di cui sono capace. Eppure riempire fogli è per me un grande conforto, è lo sfogo di cui ho bisogno. Che sia ora l’occasione giusta per recuperare il nostro momento perduto?

Mi avevi chiamato con il nome dell’amore e io non avevo risposto, come un vigliacco. Ti chiedo perdono per la rabbia e per lo sfogo, ma la mia passione è molta e necessita di calma e tempo per esprimersi. Sento il bisogno di chiederti scusa per ciò che ti ho detto, vorrei offrirti subito ciò che meriti e mi chiedi, ma ancora non posso. Ti supplico di aspettare ancora, abbi fiducia, io senza di te non vivo.

La vita prescrive obblighi e scadenze, ciò che abbiamo ci basta appena e subito dopo non basta più. I conti non tornano e la matematica non serve più. C’è chi non ha niente, chi grida all’ingiustizia, chi ha qualcosa e chi crede che avrebbe avuto diritto ad avere di più. C’è anche la simpatica gioa di chi ha saputo fare conquiste. Io di certo non sono tra i trionfatori, ma per questo non mi sento affatto perduto. Chiudo gli occhi e sogno di possedere abbastanza, finché un giorno potremo scappare via insieme. E quel momento è vicino.

Non manca molto. Un uomo, come tutti gli altri, solo un po’ più incosciente, nel segreto di una stanza, ha deciso di superare perplessità e scrupoli discendendo oltre ogni raffinatezza e complicazione, verso il proprio destino. Giù fino all’inizio della fine, dove la millenaria parata delle filosofie, dei sistemi e delle concezioni di mondo si esaurisce restituendo il puro e violento paradosso di tutto ciò che è. In fuga dalla libertà, insopportabile e immeritata, i cui benefici pesano e schiacciano, per placare una volta per tutte l’appetito di potenza che prospera e divora questo mondo.

Un posto affollato, dove è possibile ammirare gallerie, negozi, bar, ristoranti e molti altri locali; giostre coi cavalli, giostre con missili spaziali, un centro con un recinto e tante palle per i bambini, una tabaccheria, un ponte sospeso, un trenino luccicante, una sala scommesse, una lavanderia, un salumiere, ascensori, scale mobili e librerie; un negozio di computer, un cappellaio, un calzolaio, una gelateria, una porta segreta, un’altra che dice “vietato l’accesso”, un poster con isole tropicali, un altro con montagne innevate, il mare, il deserto, le foreste, un pianeta, una voliera colma di pappagalli tropicali, il cielo terso, gli aperitivi, la musica di sottofondo, voci incrociate, spalle che si urtano, borse che si incastrano, croci, carrelli che si scontrano, stoviglie, colpi di tosse, urla, cellulari, risate, insulti e saluti. Una lista infinitamente estesa di cose, spazi, persone e prodigi. Un universo raccolto in un grande centro, da girare neppure in un giorno, senza vie, difficile da conoscere, se non impossibile, dove nessuno riesce mai a ricordare i percorsi delle altre volte che ci è entrato.

Quando c’è nebbia 0

nebbie Quando c’è nebbia, la scena è nulla, anzi è meno che nulla, qualcosa di meraviglioso. Il sogno di un sogno, uno spazio su cui stendere la nuda visione del pittore. Atmosfera lattiginosa su cui disegnare ciò che si crede, senza sapere, convinti ormai che al mondo non vi è più niente di solido, niente che non sia senza relazioni, niente che vive per sé solo.

Conta unicamente ciò che il sogno insegna. Giù da uno spaventoso precipizio, rocce inesorabili, a picco, verso il buio, atterrando su un prato fiorito. Paesaggi, mai visti di così belli. Colori ricchi che danno gioia ai dipinti, illuminati da una luce di tempi beati. Alberi dalle foglie danzanti e campi accarezzati dal vento. Qui le figure non si levano più come una barriera. L’immaginazione si getta, lasciandosi indietro le sponde di ciò che si vede soltanto.

Lo sguardo è quello che erompe dall’anima. Il manto argentato, nel buio della sua notte, illuminato da lampioni sospesi diventa messaggero del mondo e porta con sé fantasie. Chi ha vissuto solo con gli occhi, chi mille volte ha giurato a se stesso che solo il visibile esiste e non si è mai chiesto rabbrividendo al pensiero se il visibile non esiste, davanti alla nebbia illanguidisce.

Il tragitto è lo stesso, ogni mattina, ma più passano i giorni più sembra diverso. Da tempo tento di ricostruire la vita di qualcun altro. Egli deve aver sofferto ansia, odio e paura, sentimenti che trasformano anche ciò che c’è di più familiare in qualcosa di estraneo e ostile. Stralci di vita su bianco, confessioni la cui forza è tanto grande da imprimersi nei miei pensieri. E il bianco ovattato che sta là fuori asseconda la mia irrefrenabile voglia di tracciare una storia.

Ma so poco e nulla. Nelle sue ebbrezze egli non descrive, non fa nomi e non accenna ad alcun luogo, denota solo un’eccitazione febbrile a tratti curvata su un’oscura superficie liscia e raggiante, come quella del mare calmo, mentre tempeste insonni dilaniano gli abissi. Le sue ultime parole però sono decisamente più drammatiche, fanno alzare le onde e gettano in alto e in basso giganteschi e misteriosi riflessi, esattamente come quelli che intravedo sullo sfondo muto del cielo notturno, appena dopo la periferia, dove i fari di un campo da calcio squarciano il buio con pallidi fasci di una luce irreale.

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