Rss Feed
Tweeter button
Facebook button
Reddit button
Linkedin button

Deliri DeLorean 0

delorean_sketch Dammi retta, esattamente tra dodici anni da ora che stai leggendo, ciò che sceglierai di fare su questo blog appena dopo averlo letto sarà di estrema importanza. Lo so perché io vengo da quel giorno, tra cinque anni infatti inventeranno un modo per viaggiare nel tempo. E poco fa, ehm, cioè, tra dodici anni io prenderò un biglietto per oggi, mi indebiterò fino all’impossibile (viaggiare nel tempo costa un occhio della testa), prenderò il treno del tempo e verrò a scriverti ciò che stai leggendo.

Ti spiego, stai attento. Tra dodici anni questo blog, ahinoi, ci sarà ancora, verrà letto e, per quello che scriverai o non scriverai, contribuirà a far sì che il mondo finisca.

Lo so, sembra impossibile che tra dodici anni il mio blog ci sia ancora e che soprattutto venga letto, ma credimi quello che deciderai di fare d’ora in avanti qui sopra definirà le sorti dell’umanità. Non posso dirti altro. Potresti pensare che io stia mentendo o che il caldo mi abbia dato la testa, ma questa potrebbe essere la reazione peggiore. Sceglieresti di uscire da questo spazio per matti, senza dire nulla, e proprio per questo motivo, un giorno, tra dodici anni potrebbe accadere quello che non dovrebbe. Ma anche scegliere di scrivere qualcosa può risultare sconveniente. Mi spiace, non posso esserti d’aiuto più di così. Se ti dico ciò che devi fare è finita, ti posso solo dire che ciò che hai fatto non va bene, quindi occhio. Sono tornato indietro dal futuro solo per avvertirti.

Lo capisco, quello che stai leggendo ti può sembrare falso, assurdo. Ma è vero, te lo assicuro. Certo, per te risulta impossibile viaggiare nel tempo, ma è solo il tuo punto di vista. Io ti dico che tra cinque anni inventeranno il modo e si potrà. E comunque, se sono qui a dirti che succederà una catastrofe vuol dire che il fatto è già successo, e dunque potresti pensare che ogni cosa che deciderai di fare risulterà inutile. Invece no, credimi, il passato si può modificare. Avrei potuto scegliere di intervenire diversamente? No, questa è la mia unica possibilità e tu sei la nostra unica ancora di salvezza.

Abbi fiducia, per la miseria. Ogni tua azione, ogni tuo intervento, ogni tuo commento, ogni tua astensione a partire da ora farà seguire una pluralità di futuri alternativi che corrisponderanno al verificarsi o meno di certi eventi. Il mio salto nel passato vuole essere un modo per “attivare” un decorso storico diverso da quello in cui mi trovavo, o meglio in cui mi troverò tra dodici anni. Voglio che nel 2022 vada tutto per il verso giusto. Ecco il motivo per cui ti sto scrivendo, per cercare di cambiare ciò che è stato fatto e per dirti che è importante ciò che deciderai di fare.

Ora la questione è: cosa devi scrivere o non scrivere per far sì che non sia successo ciò che succederà? A te la scelta: fare accadere quello che accadrà o invece no. E poi non resta che vedere se facendo quello che stai per fare il futuro cambierà.

Amore cieco 0

amore-cieco Arrivare o tirare avanti? Stiamo raggiungendo la soglia della scemenza o l’abbiamo già raggiunta da un pezzo? Non perdiamo di vista la questione, Gianni: meglio tagliare il traguardo o correre senza meta? Scegli tu, da una parte l’approvazione, il successo, il potere e la vittoria. Dall’altra lo sforzo incessante, i silenzi e l’incertezza. Ma sei matta? Stai per partire e hai ancora voglia di perdere tempo dietro a queste menate! Vedi, non hai neppure il coraggio di rispondere, sempre, com’è tuo solito, aggiri il problema.

Ma cosa ho fatto di male… Va bene, ti devo dar retta? Vuoi una risposta? Bruciamoci questi ultimi minuti che ci restano prima che parta il treno. Ma poi scusa che domanda è? Ad ogni modo a me uno che preferisce tirare avanti piuttosto che avere successo non mi sembra tanto normale, dunque direi meglio arrivare.

Sì, anch’io la pensavo così. Arrivare. Qui, lì, altrove, laddove la mia speranza possa avere un nome, ovunque possa esserci un obiettivo da raggiungere, da conquistare, seppure ci sia bisogno di tempo e fatica. Scopi da realizzare mi hanno spronato a imprese inconsuete per tutta la vita e mi hanno permesso di guadagnare l’ammirazione altrui. Terre lontane e ricche città da esplorare mi hanno sempre spinto a viaggiare.

Ma adesso guardami. Ancora in partenza, alla ricerca di un inedito sentimento da conquistare, per ritrovare me stessa. Come se nulla fosse cambiato, come se niente m’avesse arricchita.

Mi rimetto in viaggio verso un’identica illusione. Mi riaffiora alla memoria ogni desolata partenza e mi rimane la nostalgia dei luoghi lasciati. Intanto m’inganno di trovare qualcosa che incarni tutti i miei desideri, ma so già che sarà solo un altro abbaglio. Mi sono tradita, tra l’illusione di una speranza frustrata e il disinganno di una speranza avverata ho costruito le mie sbarre.

Forse finora ho sempre cercato di recarmi nel posto sbagliato, ho cercato di possedere qualcosa che non si può avere. E anche adesso è un amaro addio, per andare di nuovo chissà dove, per arrivare. Risposta sbagliata dunque, a domanda mal posta, tutto qui. Sta partendo il treno, Gianni. Ti amo, devo andare.

La tartaruga arriva prima 1

criceto Posto che un giorno è composto da 24 ore, e che un’ora è fatta di sessanta minuti e che un minuto di sessanta secondi e così via che se dovessi continuare andrei avanti all’infinito, allora domani, alla stessa ora, se gli istanti di questa giornata sono infiniti davvero, non avrò fatto di certo molti progressi e mi ritroverei nella situazione in cui mi trovo adesso, abbastanza incazzato direi, invischiato in infiniti istanti di tempo che superato uno te ne trovi subito un altro e poi un altro ancora, senza mai poter raggiungere quel momento là che avresti voluto. Roba che se devi aspettare una telefonata stai fresco.

Sottile argomento, sofisma, cavillo o scemata, chiamatela come volete, ma per me è proprio un problema. Il tempo e la sua infinita divisibilità sono una bella gatta da pelare, e anche chi mi dice che è scorretto assumere che il tempo è infinitamente divisibile e che le sue parti non sono mai istanti privi di durata,  ma hanno sempre una certa durata, seppur minima, così che è possibile percorrere parti infinite di spazio in un tempo finito, io mi sento di rispondere che questa idea non mi convince molto, anzi è un po’ una boiata.

Ho provato a venirne fuori in tutti i modi, ma niente. Cerco di fare un passo dopo l’altro con una certa rapidità, ma appena scavalco un millesimo di secondo eccone lì un altro che mi si piazza in mezzo ai piedi. Mi sono allenato sulla velocità, ma non ci ho guadagnato molto. Ho spinto e ho cercato di correre con tutte le energie, ho saltato agilmente da un istante all’altro, ho scartato i miliardesimi di secondo che sono infidi e pungono come aghi. E quanta fatica! Giorni e giorni di sudore per nulla, come un criceto. L’orologio è la mia ruota.

Sono ancora qui che non riesco a fermarmi, quando finisco una corsa ne inizio subito un’altra e quando non c’è nessuna corsa da fare corro comunque, perché anche se mi sembra di aver fatto qualche passetto in avanti, in verità so che sono ancora lì al punto di prima. E quando non ho più le forze per correre, allora mi riposo un poco, ma di nascosto: dire agli altri di un tale spreco di istanti preziosi sarebbe una grande vergogna.

In tutta frenesia sfreccio senza ritegno. Non conta più nulla, solo mi interessa cacciare dietro alle spalle quegli infiniti e fastidiosi attimi che mi punzecchiano, mi ronzano uno dietro l’altro vicino alle orecchie e mi mettono prurito dappertutto. Non riesco più neppure a dormire, ma con ostinazione non demordo. Ed ecco che a un certo punto mi sfracello.

Qualche giorno dopo mi risveglio tutto imbragato, sdraiato, indolenzito senza più forze, con un gran cerchio alla testa. E basta poco per rendermi conto che sono invecchiato, che mi sono bruciato, che il tempo che ho scartato di continuo è passato. E non ci vuole niente per capire che se avessi voluto spingermi più in là, avanti, dove avrei voluto, sarebbe semplicemente bastato accogliere quegli istanti per quello che erano: unici.

Dunque occhio a non schiantare, e se sai già come fare, per cortesia lascia un commento, dicci qual è il tuo comanda-lento

Desidera? Desiderare, grazie. 0

desidero Felice o infelice poco importa, ciò che conta è riuscire nel corso di una vita a dar forma ai propri desideri, senza cancellarli o farsi cancellare da essi. Pensavo a questo ieri l’altro, dopo pranzo, in fase abbiocco, mentre sfogliavo distratto una bella rivistina, tra una pubblicità e l’altra. Quando a un certo punto m’imbatto in un grosso pieghevole tutto lucido con una scritta luminosa. Ed ecco che mi riprendo un po’, leggermente infastidito, dovendo cambiar ritmo a quell’incedere di pagine che dolcemente mi accompagnava verso il sonno. Leggo.

Filosofi, poeti e scrittori hanno cercato di spiegare il desiderio. Bastava un ingegnere per realizzarlo. Classe “bip” “bip” “bip”. Pura attrazione. Dai forma al tuo desiderio.

Beh ma che è? Mah, comunque sembra interessante. Apro il pieghevole. Un macchinone fiammante ammicca e mi fa l’occhiolino. Sento una voce. Lo sai, sono tutto ciò che hai sempre voluto.

Con un lieve imbarazzo mi ricompongo, mi guardo attorno, mi stropiccio gli occhi e riprendo ad osservare l’automobile. Non far finta di nulla. Oh cribbio, ma che succede? Di certo sto ancora dormendo. Mi ritrovo con in mano il volante, dentro il bolide. È un salotto, i sedili in pelle, comodi a dir poco. Pigio un pulsante. Il cruscotto si illumina tutto di lucine e la macchina vive. Ingrano la marcia e incominciamo a viaggiare.

Attraverso luoghi sconosciuti, percorro lunghe strade, all’orizzonte c’è il mare. Il cielo è terso e ha il colore dell’imbrunire. Non so dove sto andando e il più delle volte mi sento perso, poi ad un certo punto, dopo una curva, si apre un varco, finisce la terra e inizio a volare. In basso non si scorge più nulla se non qualche nuvola, in sottofondo un piccolo suono, come un leggero trillino.

In lontananza inizio a scorgere qualcosa di cui non riesco a capire la forma, come un’ombra bianca che pian piano si avvicina. È un città sospesa, avvolta da una sottile coltre di nebbia, che galleggia nell’aria con intorno montagne ricoperte di grandi alberi dalle folte chiome. Approdo sull’orlo di quel paese volante e rimango in bilico con la parte posteriore della mia macchina dondolante nel vuoto. Intanto il trillino si fa più forte. Quel precario equilibrio scompare, ho una vertigine, cado, mi sveglio.

Il telefono squilla. Ciao, tutto bene? È un po’ che squillava, dov’eri? No niente ero un attimo di là in bagno. Ah ok. Senti, ho preso tutto, manca ancora il regalo per tuo fratello e per tua zia, ma con settimana prossima dovremmo essere a posto. E per noi due invece? Allora ci facciamo un bel viaggetto? Mah, non so, sai, ci ho pensato bene, credo sia giunta l’ora di cambiare macchina.

Dar forma ai propri desideri, senza cancellarli o farsi cancellare da essi? Non è più un problema, basta far decidere ad altri.

« Convalido l’iscrizione a Paperblog sotto lo pseudonimo di matt »

Next Page »